CNR Comunicato 10 dicembre 2025 Elezioni del Consiglio Scientifico: la comunità scientifica del CNR chiede centralità, stabilità e operatività
La comunità scientifica del CNR vuole un ruolo attivo e sostanziale nelle scelte che contano e nel definire la visione strategica dell’Ente. La grande partecipazione del personale alle elezioni del Consiglio Scientifico è un chiaro segnale in questo senso. Siamo anche lieti di constatare che, in alcuni programmi dei neoeletti, compaiono posizioni che la FGU-DR-ANPRI sostiene da anni in materia, in particolare, di progressioni di carriera: vogliamo percorsi fondati sul riconoscimento della crescita professionale, sul merito e sul contributo alla missione dell’Ente, non sulla competizione fra pari che stimola la frammentazione e disincentiva le collaborazioni interne.
Oggi la ricerca pubblica affronta sfide crescenti dovute a scelte di finanziamento pubblico che sottraggono progressivamente valore agli investimenti nella conoscenza. In questo contesto, la comunità scientifica del CNR necessita di coesione e di una visione strategica condivisa, capace di integrare le risorse disponibili con una governance efficace che affronti e superi le criticità strutturali.
Fra breve, con l’esaurimento delle risorse del PNRR si tornerà a fare ricerca essenzialmente con i fondi acquisiti dai Ricercatori e Tecnologi (R&T) su base competitiva, in un contesto operativo assolutamente degradato dalla burocrazia interna e dalle infinite viscosità gestionali, che non sono certo responsabilità di chi fa scienza. La burocrazia e i rallentamenti amministrativi generano gravi difficoltà operative nella gestione dei progetti finanziati, incidendo sulla capacità di rispettare tempi e impegni. La linfa vitale per la ricerca del dopo PNRR potrà riprendere a scorrere? In un assurdo ribaltamento dei valori e delle priorità la fase gestionale è diventata un limite alla ricerca, ne blocca lo slancio, ne sopisce l’entusiasmo, ne uccide l’efficienza. Le nuove idee rischiano di morire in culla, soffocate da infinite procedure amministrative autoreplicanti di cui sfugge il senso, a parte quello di esaltare un’influenza non utile alla ricerca e non prevista dagli ordinamenti dell’Ente.
L’acquisizione di progetti su base competitiva è il frutto di anni di lavoro dei R&T e conferisce all’Ente prestigio nella comunità scientifica globale. Mettere a rischio la capacità di attrarre e gestire fondi competitivi compromette la sussistenza stessa del CNR, la sua credibilità e la crescita professionale del suo personale. Le partnership strategiche richiedono affidabilità e continuità, e l’attuale contesto ne riduce l’efficacia complessiva ed esclude i R&T del CNR dai circuiti di eccellenza. Se serve un esempio, si pensi ai progetti PRIN 2022 scorrimento. Fondi per oltre 2 milion di euro a rischio per l’impossibilità di dare seguito agli impegni presi per l’acquisizione di personale. Decine di gruppi di ricerca coinvolti in un limbo amministrativo, bloccati dalle infinite contingenze burocratiche interne. La FGU-DR-ANPRI ha evidenziato più volte questi rischi e sollecitato interventi risolutivi (vedere, ad esempio, la lettera inviata ai vertici CNR il 22 agosto 2025); i vertici si facciano parte attiva per risolvere i problemi e permettere ai propri scienziati di lavorare con i fondi e le risorse che hanno acquisto in un contesto di grande rilevanza nazionale. Se non si hanno idee su come procedere si chieda a chi ne ha e chiare: noi le abbiamo.
A tutto questo si aggiunge la necessità di assicurare le carriere che il personale si merita. Circa 1.500 R&T idonei nelle graduatorie dei concorsi interni ex art. 15 per passaggio di livello attendono da anni il riconoscimento professionale guadagnato con impegno e competenza, ma bloccato dall’assenza prolungata di concorsi interni e dalla mancanza di risorse adeguate. Ignorare questa realtà non è lungimirante: significa alimentare un sistema che non valorizza chi contribuisce alla missione dell’Ente.
Inoltre, è fondamentale che la riforma del CNR, che a breve dovrebbe avviarsi, non sia la solita raffazzonata operazione di risparmio. Le risorse per la ricerca sono un investimento, non una spesa corrente da ridurre. Pur se l’iniziativa appare animata da obiettivi condivisibili, appare non rispettosa dello Statuto dell’Ente e, in particolare, dei compiti e ruolo assegnati al Consiglio Scientifico e rischia di essere eccessivamente accelerata. Una trasformazione così rapida può compromettere la qualità delle decisioni e ridurre drasticamente l’indispensabile partecipazione, l’entusiasmo e la vitalità del personale. A livello internazionale, i grandi Enti di ricerca, dal CNRS francese al Max Planck tedesco, adottano riforme graduali, con ampie consultazioni interne ed esterne, proprio per garantire stabilità e consenso. Il confronto con queste esperienze dimostra che la velocità non è sinonimo di efficienza, ma spesso di fragilità istituzionale. È quindi necessario che anche il CNR si ispiri a modelli europei consolidati, adottando un percorso più ponderato e partecipato. Solo così la riforma potrà essere realmente efficace e duratura, evitando di trasformarsi in un cambiamento imposto dall’alto e destinato a generare incertezza.
Serve un ruolo strategico della comunità scientifica per affrontare queste sfide e il Consiglio Scientifico può e deve già ora essere un interlocutore reale e prioritario nelle scelte di governance e nell’allocazione delle risorse. Auguriamo ai neoeletti nel Consiglio Scientifico un lavoro proficuo e costruttivo. La FGU-ANPRI continuerà a impegnarsi per difendere la centralità della ricerca come bene pubblico.
Laura Fantozzi
Responsabile Nazionale FGU-DR-ANPRI CNR

